La felicità si compra?

Quando ero piccola mia mamma mi diceva:”quando hai comprato tutto ciò che si può comprare ma non sei felice, cosa succede?”. Me lo ripeteva perché da piccola avevo un’amica che possedeva moltissimi giochi e io quei giochi, ammetto, di averli desiderati disperatamente.

Mi piaceva il pensiero di poter ricevere ciò che mi piaceva quando più aggradava, i suoi genitori non le negavano mai nulla, nemmeno da più grande quando le cose le trovavo sparse male in arnese sul tappeto della sua camera: oggetti che ai miei occhi erano preziosi perché costosi, oggetti che non mi sarei mai potuta permettere, che i miei genitori sicuramente non avrebbero finanziato.

Spesso mi domando come prendevano i miei le mie richieste su giocattoli, di ogni tipo, che vedevo da lei che chiedevo, alle volte timidamente altre volte con più convinzione, e che ogni volta venivano vagliate da ogni punto di vista: quanto ci giocherai? Ma quando hai il tempo? Costa davvero tanto, magari per il tuo compleanno o per Natale, ok? Beh se lo ha la tua amica ci giocate quando la vai a trovare. Ogni pensare se quei soldi, non perché fossero spilorci ma perché inizialmente hanno davvero dovuto faticare tanto per diventare ciò che volevano, fossero ben spesi ammesso e non concesso che ci fossero.

Quando sono diventata io mamma mi sono resa conto che questa “fame” di possedere per rendere felici i miei bambini non era scomparsa del tutto: i miei figli non posseggono ogni cosa (soprattutto non ogni che chiedono) ma da mamma vedo il gioco e la lettura come strumento non solo di divertimento ma anche di apprendimento e di crescita mi industrio davvero tanto per, come si suol dire, “non fargli mancare mai nulla” di questo tipo.

Ma questo li rende felici?

La felicità è qualcosa che si possiede? La si compra? La si acquista? In parte mi verrebbe da dire “sì, sono contenta quando posso comprare qualcosa che mi piace” dall’altra mi rendo conto che il mero acquisto di una cosa non conta nulla se non la posso condividere o se non posso costruisci sopra dei ricordi con le persone a cui voglio bene.

“Il venditore di felicità” di Davide Calì e illustrato da Marco Somà, Kite Edizioni, ci mette davanti a una storia molto semplice che però dona spunti profondi. Il signor Piccione vende felicità in barattolo, consegna a domicilio. La vende in barattolo piccolissimo, piccolo, medio, grande, formato famiglia.

Il signor Piccione non fa sconti, la felicità ha un prezzo e non si scherza. I personaggi ne comprano a bizzeffe, quando il signor Piccione passa di casa in casa anche i più poveri ne prendono un barattolo da regalare o da tenere in casa nei momenti di sconforto o da offrire agli ospiti. Ma quando va via di gran lena il signor Piccione dimentica un barattolo che viene subito raccolto dal signor Topo, curioso di vedere cosa contiene un barattolo di felicità. Non vi dico di più, sta a voi scoprire cosa potrebbe contenere il barattolo.

Ed ecco che torna la domanda: la felicità si compra? Se osservate bene tutti i personaggi che comprano un barattolo di felicità la vogliono condividere o regalare a qualcuno, perché a felicità viene donando e spartendo non accumulando o possedendo.

Un libro molto utile per spiegare e parlare insieme del significato di essere felici.

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